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La porno polizia


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
26.02.2026    |    891    |    1 7.6
"'No, vi prego! Non lì, fa male! Chiamate un vero poliziotto!' Ma Gino spinse, il glande che forava la resistenza muscolare, centimetro dopo centimetro affondando nel calore stretto e rovente del..."
Gino e Mauro erano due amici di vecchia data, entrambi sulla quarantina, con corpi segnati dal lavoro manuale ma pieni di vigore animale. Gino, il carrozziere, passava le sue giornate in un'officina polverosa ai margini della città, circondato da telai arrugginiti e attrezzi unti. Alto e robusto, con mani callose che sapevano stringere viti e tette con la stessa fermezza, aveva un cazzo che era il suo orgoglio: venti centimetri di carne venosa, spesso come un polso, che si erigeva al minimo stimolo. Non c'era giorno in cui non fantasticasse di sfondare qualche fica o culo mentre lucidava parafanghi, e spesso si masturbava in pausa, schizzando sborra sui giornali porno nascosti sotto il banco.

Mauro, invece, era il sarto del quartiere, un tipo più snello e preciso, con dita agili che cucivano abiti eleganti ma che, nella sua mente perversa, squarciavano reggiseni e mutande. Il suo cazzo era più corto di quello di Gino – una quindicina di centimetri – ma compensava con una circonferenza impressionante, come una lattina, e palle pesanti che producevano litri di seme denso. Mauro confezionava vestiti per signori rispettabili, ma la sera si rifugiava nel suo laboratorio a sfogliare riviste di trans e gang bang, venendo sul tessuto prima di lavarlo.

I due erano uniti da un problema cronico: i loro cazzi erano sempre eccitati, un'erezione perpetua che li tormentava come una maledizione divina. Al mattino, si svegliavano con l'asta dura che tendeva le lenzuola; al lavoro, sfregava contro i pantaloni durante le pause caffè; la sera, pulsava reclamando attenzione. Per sfogarsi, andavano a puttane insieme, un rituale settimanale che prosciugava i loro stipendi ma non la loro lussuria. Sceglievano bordelli squallidi in periferia, posti con luci rosse e odore di sudore e sperma. Lì, si alternavano: Gino pompava in una bocca esperta mentre Mauro le leccava la fica, o viceversa, venendo in sincronia come due motori roventi. 'Cazzo, Mauro, questa troia ti sta mungendo le palle,' grugniva Gino, mentre schizzava in gola alla puttana. 'E tu le stai riempiendo il culo di sborra,' rispondeva Mauro, ansimando. Ma pagare per scopare li frustrava: volevano figa fresca, gratis, e con un brivido di rischio.

Una sera d'estate, dopo una sessione particolarmente estenuante in un bordello – dove avevano scopato una rumena procace in tutti i buchi, lasciando il letto appiccicoso di fluidi – si fermarono in un bar malfamato a bere birra. I loro pacchi erano ancora gonfi nei jeans stretti, macchiati di umori. Gino, sudato e con i capelli unti, sbatté il bicchiere sul bancone. 'Basta, Mauro. 'Sto spendere una fortuna per queste puttane mi sta rovinando le palle. Abbiamo bisogno di un piano per fottere gratis, e non parlo di seghe collettive.' Mauro annuì, palpandosi l'erezione residua. 'Dimmi tu, genio del volante. Io con l'ago so solo cucire e squartare mutande.' Gino ghignò, gli occhi che luccicavano di malizia. 'Semplice: tu mi fai delle divise da poliziotto, belle realistiche con quel tuo talento. Io modifico la mia Panda in officina per farla sembrare una volante. Poi usciamo di notte, fermiamo macchine con guidatrici carine, inventiamo infrazioni, e... le puniamo con i nostri cazzi. Niente multe, solo sodomie e pompini forzati.' Mauro spalancò la bocca, ma il suo cazzo balzò immediatamente duro. 'Porca troia, Gino! Sei un diavolo. Stellette, distintivi, tutto cucito a mano. E la macchina? Sirene e lampeggianti?' 'Esatto,' rise Gino. 'E ci chiameremo 'porno agenti'. Se dimentichi la patente, ti apriamo il culo.' Sigillarono l'accordo con una pacca sulle palle, già eccitati all'idea.

Nei giorni successivi, il piano prese forma con un fervore febbrile. Mauro si rinchiuse nel suo laboratorio, il pavimento cosparso di ritagli di tessuto blu scuro. Tagliò pantaloni larghi per nascondere le loro erezioni mostruose – provò su se stesso, slacciando la patta e lasciando che il suo cazzo tozzo penzolasse libero mentre cuciva. 'Guarda qua, Gino, tasche extra per lubrificante,' disse quando l'amico passò a controllare. Aggiunse camicie con colli rigidi, spille finte a forma di aquila, cappelli con visiere e fasce da braccio ricamate con 'Polizia Statale'. Per renderle autentiche, rubò un vecchio distintivo da un'uniforme dismessa e lo fissò. 'Queste divise ci faranno scopare come conigli,' mormorò Mauro, masturbandosi velocemente sul manichino, schizzando fiotti bianchi sul tessuto prima di pulirlo.

Gino, trasformò la sua Fiat Panda in un mostro da strada. In officina, verniciò la carrozzeria di un blu opaco con spray rubati, aggiungendo strisce bianche adesive che imitavano quelle delle volanti. Installò una luce lampeggiante sul tetto, collegata a una batteria d'auto e un interruttore nascosto; un megafono preso da un luna park per urlare ordini; e adesivi stampati da un sito online con scritte 'Polizia' e codici falsi. Provò tutto di notte: la sirena ululava, le luci balenavano, e lui sfrecciava per strade deserte, il cazzo duro contro il volante immaginando prede da fermare. 'Mauro, quando finisci, proviamo un test run. Magari su una vicina,' scherzò al telefono, venendo nella mano mentre parlava.

Finalmente pronti, una notte di luna piena, si lanciarono all'avventura. Indossarono le divise: Gino con la pancia che sporgeva dalla camicia sbottonata, il rigonfiamento evidente nei pantaloni; Mauro più elegante, ma con le palle che tiravano il tessuto. La Panda modificata ruggì lungo una statale secondaria, lontano dai centri abitati, con la radio sintonizzata su stazioni porno per mantenere l'umore alto. 'Cerca una figa sola,' disse Gino al volante, palpandosi. 'Niente gruppi, per ora.' Mauro annuì, il cuore che batteva forte, il cazzo già semi-eretto.

La prima preda apparve presto: un'Audi cabrio rossa, guidata da una bionda stupenda sulla ventina. Si chiamava Lara, come appresero dopo, ma in quel momento era solo carne fresca. Gambe infinite abbronzate, minigonna rosa shocking che saliva pericolosamente sulle cosce, camicetta bianca scollata che lasciava intravedere tette siliconate sode, perfette per essere strizzate. Guidava con i finestrini abbassati, i capelli biondi al vento, ignara del pericolo. Gino attivò la sirena, la luce lampeggiò, e l'Audi si accostò con un sussulto.

Gino scese per primo, il passo autoritario, la mano sul distintivo finto. Mauro lo seguì con un taccuino e una penna, fingendo appunti. Si chinarono al finestrino del guidatore, gli occhi che divoravano il décolleté di Lara. 'Favorisca la patente e il libretto di circolazione, signorina,' ringhiò Gino, la voce profonda e minacciosa, ma con un sottotono lussurioso. Lara, truccata con rossetto rosso , frugò nella borsa di design, arrossendo sotto lo sguardo. 'Agente, mi spiace... l'ho dimenticata a casa! Stavo andando a un party, ero distratta...' La sua voce era dolce, con un accento del nord, e le cosce si strinsero involontariamente, come se sentisse la tensione nell'aria.

Mauro si avvicinò dall'altro lato, il suo pacco che pulsava visibile sotto i pantaloni. 'Dimenticata? Sa le conseguenze, vero? Circolare senza documenti è un'infrazione grave.' Lara spalancò gli occhi azzurri, confusa e un po' spaventata. 'Una multa? Posso pagarla subito, ho la carta...' Gino scosse la testa lentamente, un ghigno che gli increspava le labbra. 'No, signorina. Le multe non bastano per tipi come noi. Scenda dalla macchina. Ordine di servizio.' Lei esitò, mordicchiandosi il labbro, ma obbedì, aprendo la portiera con mani tremanti. I tacchi alti la fecero barcollare leggermente sulla ghiaia, la minigonna che si alzò quel tanto da mostrare il bordo del perizoma bianco, infilato stretto tra le natiche rotonde e sode.

'Adesso, ponga le mani sul cofano dell'auto, testa bassa, e allarghi le gambe,' ordinò Mauro, la voce rauca dall'eccitazione crescente. Lara si voltò, gli occhi sgranati. 'Cosa? Ma perché? Non capisco...' Gino le si parò davanti, slacciando la cintura con un gesto deliberato, il metallo che tintinnava. 'Lo sa cosa facciamo a chi si dimentica la patente? La puniamo come si deve. Siamo la porno polizia, troietta. E la sanzione è una bella sodomizzazione sul posto.' Prima che lei potesse reagire, urlare o scappare, Mauro le coprì la bocca con una mano grande e calda, mentre Gino le afferrava il braccio, spingendola contro il cofano caldo del motore. 'Zitta, o chiamo i rinforzi. E credimi, sono peggio di noi.'

Lara mugolò contro il palmo di Mauro, il corpo che tremava, ma sotto la paura c'era un brivido traditore: il perizoma si inumidì leggermente, il clitoride che pulsava per l'adrenalina. Gino le tirò su la gonna con brutalità, esponendo il culo perfetto, pallido alla luce dei fari, le natiche divise dal filo sottile. 'Guarda che bel pezzo di carne,' mormorò, le mani callose che aprivano le guance, esponendo l'ano rosa e stretto, intatto. Strappò il perizoma con un gesto secco, il tessuto che si lacerava, lasciando il buco esposto all'aria notturna. Mauro, eccitato oltre misura, liberò il suo cazzo dalla patta: l'asta tozza balzò fuori, venosa e gocciolante di pre-sborra, la cappella viola gonfia.

'Io inizio dal culo,' dichiarò Gino, slacciandosi a sua volta. Il suo cazzo mostruoso schizzò libero, venti centimetri eretti che oscillavano come una mazza, le palle pelose tese. Prese la vasellina e lubrificò la punta, premendola contro l'ingresso di Lara. Lei si irrigidì, dimenandosi. 'No, vi prego! Non lì, fa male! Chiamate un vero poliziotto!' Ma Gino spinse, il glande che forava la resistenza muscolare, centimetro dopo centimetro affondando nel calore stretto e rovente del suo ano. 'Cazzo, sì! Stringe come una vergine,' grugnì, afferrandole i fianchi magri e iniziando a pompare piano, abituandola al ritmo. Il bruciore fece lacrimare Lara, ma presto si mescolò a un piacere oscuro, il suo corpo che si adattava all'invasione.

Mauro non rimase con le mani in mano: girò la testa di lei di lato, cacciandole il cazzo in bocca. 'Succhialo, puttana. Fammi vedere quanto sei brava con la lingua, o ti apro la gola.' Lara tossì, le labbra rosee che si allargavano intorno all'asta spessa, la saliva che colava mentre leccava istintivamente la cappella salata. Gino accelerò da dietro, le palle che sbattevano contro le sue cosce, il cofano dell'Audi che cigolava sotto i colpi ritmici. 'Senti come ti fotte il culo, bionda? La porno polizia non perdona le infrazioni.' Le mani di Gino scivolarono sotto la camicetta, strappando il reggiseno e strizzando le tette siliconate, i capezzoli duri come proiettili tra le dita. Lara gemeva soffocata, il clitoride che sfregava contro il metallo, il corpo che tradiva spingendo indietro contro l'asta di Gino.

Cambiarono posizione per intensificare: Gino si ritrasse, il cazzo lucido di succhi anali, e la fecero girare. Mauro prese il suo posto dietro, affondando il cazzo tozzo nel culo ormai dilatato, grugnendo di piacere mentre le sue palle schiaffeggiavano la pelle. 'Porca miseria, è calda dentro!' Gino, davanti, le ficcò l'asta in bocca, spingendo fino in gola, facendola sbavare. 'Ingoia tutto, troia. Pensa al tuo culo e al mio cazzo.' Lara gorgogliava, le lacrime che rigavano il mascara, ma il suo corpo ardeva: una mano di Mauro scese a sfregarle la fica bagnata attraverso le mutande strappate, dita che pizzicavano il clitoride gonfio.

Il ritmo si fece frenetico. Mauro pompava nel culo con colpi corti e potenti, il sudore che colava sulla schiena di lei. Gino le scopava la bocca, le mani nei capelli biondi, tirando per controllarla. 'Vieni per noi, puttana. Mostra quanto ti piace la multa.' Lara tremò, un orgasmo violento la travolse: la fica si contrasse, schizzando umori sulle dita di Mauro, mentre mugolava intorno al cazzo. Mauro esplose per primo, affondando fino in fondo e scaricando fiotti caldi e densi nell'intestino di lei, il seme che traboccava gocciolando sulle cosce. 'Prendila tutta, cazzo!' Gino la seguì, tirandosi indietro e spruzzando sborra sul viso di Lara, fiotti bianchi che le imbrattavano guance, labbra e tette esposte.

Esausti, la lasciarono crollare in ginocchio sulla ghiaia, ansimante e tremante, il culo rosso e aperto che pulsava, il viso appiccicoso. 'Siete... mostri degenerati,' balbettò lei, ma con un rossore che tradiva eccitazione residua, leccandosi le labbra piene di sborra istintivamente. Gino e Mauro si risistemarono i pantaloni, ridendo come iene. 'Torna a casa senza patente, e la prossima volta ti multiamo anche la fica. E porta un'amica.' Salirono sulla Panda, il motore che rombava, lasciando Lara a riprendersi, con il telefono in mano – ma troppo sconvolta per chiamare aiuto subito.

Mentre sfrecciavano via, la radio della macchina – crepitò all'improvviso. Una voce allarmata, forse da una stazione locale o un'app di emergenza, echeggiò: 'Attenzione, attenzione! Allarme in zona est! La cosiddetta 'porno polizia' è in azione: due finti agenti travestiti stanno fermando veicoli isolati. Se dimenticate la patente, vi sodomizzano senza pietà. Donne, controllate i documenti e guidate con attenzione! Uomini, state alla larga o rischiate il culo. Segnalate avvistamenti!' Gino e Mauro si guardarono, prima attoniti, poi scoppiarono in una risata isterica. 'Merda, ci hanno già beccati! Lara deve aver mandato un messaggio,' disse Mauro, il cazzo che si riaccendeva all'idea del pericolo. 'Chissenefrega,' rispose Gino, accelerando. 'Prossima fermata: cerchiamo una con tette più grandi. O magari due sorelle.' La Panda svanì nella notte, pronti per nuove 'multe', con l'adrenalina che pompava più forte dei loro cazzi.
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